soggetto, drammaturgia, video Luca Carboni e Gabriel Da Costa
il robot è sviluppato in collaborazione con il Laboratorio Aperto di Modena

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con Theatre National de Bretagne – Rennes, Collectif Novae – Bruxelles

durata 1 ora e 40 minuti
prima assoluta
spettacolo in italiano con sovratitoli in inglese

Parliamoci chiaro, tutti sbagliamo. Forse non su larga scala ma, almeno una volta, in una qualche forma, in un modo o nell’altro, abbiamo tutti fallito.
All’inizio volevamo parlare dell’errore.
Ci siamo interessati prima di tutto ai glitch (le immagini deformate dall’errore digitale o analogico). Poi ci siamo interessati ai piccoli equivoci senza importanzaai grandi errori della storia, alla sfocatura e all’inadeguatezza della nostra visione del mondo e del reale.
Volevamo parlare di noi, di Luca e Gabriel, della nostra paura di agire, della paura di sbagliare. Avevamo entrambi già provato questa sensazione. Volevamo cercare di catturare il momento dell’errore, quel momento preciso in cui d’improvviso tutto si blocca, diventa nebuloso, irrisolvibile, sembra perdersi e cadere.
Quello che ci interessa dell’errore è lo stato di irrigidimento che provoca. Un irrigidimento che sembra possa condizionarci in maniera esponenziale: più sbagliamo, più la nostra paura di agire aumenta e finiamo così per rimanere bloccati, immobili davanti a un mondo in cui tutto ci appare troppo grande, caotico, pericoloso.
Durante un periodo di ricerca di circa due anni abbiamo intrapreso un lungo roadtrip e abbiamo intervistato le persone che casualmente o meno si trovavano sul nostro percorso fino a incontrare un uomo che aveva vissuto un momento di immobilità straordinario.
Perché un uomo, una notte d’estate, ha trascorso sei ore davanti a un erogatore di benzina, senza fare nulla?
Quest’uomo ha circa la nostra età, ha subito anche lui tutte le critiche della nostra generazione: la generazione dei privilegiati, per i quali ogni cosa è servita su un piatto d’argento, la generazione che non fa rivoluzioni, che resta più a lungo a casa dei genitori, quella dei disoccupati, assistita dalle macchine e dalle nuove tecnologie. Un uomo che è nato con internet e gli smartphones, che ha vissuto i primi anni da adulto nell’era post-industriale, a confronto con l’economia di massa, la sovrapproduzione, la sovrappopolazione, il riscaldamento climatico e l’estinzione delle specie protette. Cosa ha causato la sua immobilità? Una crisi di panico, un burn-out, un momento di riflessione o un atto di ribellione?
Quest’uomo è diventato nostro amico. L’abbiamo chiamato Sam. Scriviamo la sua storia.

Luca Carboni e Gabriel Da Costa

Luca Carboni e Gabriel Da Costa, biografie

Siamo in due. Ma quando creiamo, formiamo un unico duo. Un personaggio che è l’espressione di una parte coerente di ognuno di noi. Ma che, di fronte all’altro, diventa una singolare identità creativa. Un eteronimo che è di natura complessa, e quindi richiede un nome proprio. Ma non siamo ancora riusciti ad accordarci su un nome.

Dal 2013, presentiamo le opere attraverso la co-creazione. Le forme artistiche nate dalla nostra collaborazione sono la sintesi dei nostri moti più intimi. Ogni creazione è concepita come un’esperienza, il cui punto di partenza è una riflessione su come guardiamo noi stessi e il nostro mondo. Siamo artisti teatrali. Vogliamo prendere la nostra esperienza di digital imaging e le nuove tecnologie per portarle faccia a faccia con il teatro – combinando le due discipline. Parlare del nostro tempo, della nostra “società dell’immagine”, è anche costruire un linguaggio scenico dove il corpo e la presenza dell’attore si mescolano con il linguaggio delle immagini.

Il nostro lavoro mescola performance art, teatro, video art e nuove tecnologie, e ad oggi può contare diversi spettacoli, performance e varie installazioni video.

Luca Carboni

Luca Carboni è nato a Bologna. Ha sempre sognato di vivere all’estero. Ha realizzato il suo sogno un anno fa. Oggi vive a Bruxelles. Diplomato al Piccolo Teatro di Milano, ha lavorato, tra i tanti, per registi come Luca Ronconi, Arthur Nauzyciel, Massimo Castri, Matthew Lenton, Tatjana Pessoa. È stato presidente, membro attivo e attore della compagnia Gli Incauti dal 2009 al 2015.
È membro del Saveria Project, un collettivo fondato a Bologna che promuove e produce lavori artistici contemporanei in Italia e all’estero. Dal 2010 ha intrapreso un percorso di ricerca e formazione sull’arte-video affiancandolo alla sua precedenze esperienza da attore e ideatore. Fortemente qualificato sull’arte-video, fotografia, effetti speciali, editing e gestione digitale del video-streaming per lo spettacolo, ha recentemente lavorato alla creazione video degli spettacoli La Baraque per la regia di Tatajana Pessoa (Thionville – Saarbrucken, 2015), The Yalta Game per la regia di Stefano Moretti (Teatro Piemonte Europa 2018), la performance Dulcinea di Saveria P. (Teatro Piemonte Europa 2019) e presto Dreaming State (Théâtre de Liège).

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Gabriel Da Costa

Gabriel Da Costa è di origine franco-portoghese. Non è mai riuscito a scegliere un Paese Europeo nel qual vivere stabilmente. Temporaneamente risiede in Belgio, ha conseguito il suo diploma presso l’Institut National Supérieur des Arts du Spectacle et des Techniques de Diffusion (INSAS) di Bruxelles. Ha lavorato come attore, fra gli altri, per registi come Falk Richter, Emma Dante, Matthew Lenton, Ricci/Forte, Ingrid Von Wantoch-Rekowski, Sophie Maillard, Tatjana Pessoa, Caspar Langhoff, Daniel Barenboim, Wim Vandekeybus, Frédéric Fonteyne. Ha scritto e messo in scena in qualità di regista gli spettacoli Etal Urbain (Brussels Bravo Festival, 2012) e COMIDA (Théâtre Les Tanneurs – Brussels, 2013). È membro fondatore, co-direttore e artista del Collectif Novae di Bruxelles, che realizza performance, film e istallazioni video in Belgio e all’estero. Desidera contrastare, ma anche fondere, il teatro con altri mezzi di comunicazione (cinema, installazioni artistiche, IT) e ama osservare i risultati di questa contrapposizione, ma non ha pazienza con i computer.

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