tenendo conto de “Il Teatro e la peste” basato su Jean Racine e Antonin Artaud
regia e adattamento Frank Castrof
testi Jean Racine, Antonin Artaud e citazioni da Pascal e Dostoevskij
scenografo Aleksandar Denic
costumi Adriana Braga Peretzki
video Andreas Deinert
musiche William Minke
design luci Lothar Baumgarte
assistente alla regia Hanna Lasserre, Camille Logoz Camille Roduit (in stage)
assistente alla scenografia Maude Bovey (in stage)
assistente ai costumi Sabrina Bosshard
con Jeanne Balibar, Jean-Damien Barbin, Adama Diop, Mounir Margoum, Claire Sermonne, Andreas Deinert (camera in diretta)

in tournèe:
direttore di scena Martine Staerk
palcoscenico Stéphane Devantéry
luci Jean-Baptiste Boutte
suono Janyves Coïc
microfonista Glenn Zao
video Nicolas Gerlier / Victor Hunziker (in alternanza)
costumista Clara Ognibene / Camille Aït Allouache (in alternanza)

produzione Théâtre Vidy-Lausanne, MC93 – Maison de la Culture de Seine St-Denis
coproduzione ExtraPôle Région SUD* e Grand Théâtre de Provence con il sostegno di Friche Belle de Mai – Festival d’Automne à Paris – Théâtre National de Strasbourg – Maillon, Théâtre de Strasbourg, scène européenne – TANDEM Scène nationale, Douai – Bonlieu, Scène nationale Annecy -TNA / Teatro Nacional Argentino, Teatro Cervantes – Emilia Romagna Teatro Fondazione
*Produzione supportata da Région SUD Provence-Alpes-Côte d’Azur insieme al Festival d’Avignon, Festival de Marseille, Théâtre National de Nice, Théâtre National de la Criée, Les Théâtres, Anthéa, La Scène Nationale Liberté-Châteauvallon e Friche la Belle de Mai.

Questo spettacolo è sostenuto dal progetto PEPS all’interno del programma Europeo Interreg France-Suisse (2014-2020)

con il sostegno di Pro Helvetia – Swiss Foundation for the culture

durata 4h
prima nazionale
spettacolo in francese con sovratitoli in italiano e inglese

Si sconsiglia la visione a un pubblico non adulto. Si avvisa inoltre che durante lo spettacolo verranno fumate sigarette in scena.

 

Adesso tutto è giunto alla fine; la mia perfidia,
i miei dubbi ingiusti, la mia gelosia fatale,
tutto mi ha portato qui: è chiaro
che era stato il mio crimine ad aver causato il trapasso di Bajazet.
Oh destino crudele, sei così spietato
da farmi vivere, ahimè! Condannato alla vita,
devo sopportare, per coronare il mio dolore, la vergogna senza fine
che mi ricorda come la morte del mio amato sia solo colpa mia.
Si, mio caro principe, la tua morte risponde solo a me
E non alla furia di Roxane o all’ordine di Amurat.
Oh! Per quale motivo ti ho amato così tanto?

Jean Racine, Bajazet, 1672

La vita consiste nell’esaurire domande.
Non riesco a concepire una attività qualsiasi che sia indifferente alla vita.
Dobbiamo sbarazzarci della mente così come della letteratura.
Io dico il pensiero e la vita comunichino su tutti i livelli.
Mi piacerebbe scrivere un libro che conduca l’uomo alla pazzia, che rappresenti una porta aperta verso luoghi a cui non avrebbe mai avuto accesso, in poche parole, una porta che si apra sulla realtà.

Antonin Artaud, The Umbilicus of Limbo,1925

 

Per anni direttore artistico del Volksbühne di Berlino, Frank Castorf torna alla regia con Bajazet di Jean Racine, affidato all’interpretazione di un cast di attori francesi straordinari fra cui Jeanne Balibar.
Nel mondo teatrale tedesco, per oltre quarant’anni, Castorf si è posto come figura provocatoria: famoso per le sue regie, capaci di condurre gli attori in un limbo tra grottesco e intensità violenta, per il suo uso pionieristico del video – strumento che ha esplorato a fondo nella sua potenza drammatica – e infine per i suoi vertiginosi adattamenti di novelle tra cui, da menzionare, quelle di Dostoevskij con cui Castorf condivide il gusto per un’analisi sociale scrupolosa, lucida e cruda, figlia della determinazione degli afflitti. Il suo teatro è interamente votato al pensare e agire liberamente, non evita le contraddizioni, ma rifiuta totalmente qualsiasi compromesso nei principi.
Per la prima volta, e in lingua francese, Castorf mette in scena un’opera di Racine, un autore con cui in pochi, tra gli artisti non francofoni, si sono misurati prima d’ora. In Racine, il regista tedesco riconosce le fondamenta del suo teatro: la convinzione che la purezza non esista e che la tragedia dell’esistenza nasca dalla collisione tra passioni intime e potenza, tra desiderio e immanenza. Ma entrambi condividono la fiducia nella forza della parola, saldo fondamento teatrale, che gli eroi e le eroine di Racine utilizzano per scardinare la struttura sociale che ostacola al soddisfacimento dei propri desideri, sessuali e di libertà. Un’incessante e radicale parola capace di colpire fatalmente se necessario. Castorf fa dialogare Racine con Artaud, un altro poeta di vitale sfrenatezza, che usa le parole per sradicare se stesso da tutto ciò che la sua nascita, il suo copro e il suo contesto sociale gli dettano, allo scopo di rinascere come nuovo. Così facendo, con questa nuova produzione, partendo dalla cornice del serraglio del Sultano di Costantinopoli in Bajazet, Castorf abbina sapientemente due dei maggiori poeti francesi e risveglia i nostri demoni.

A 67 anni Frank Castorf è una delle principali figure di spicco del teatro tedesco (…). Insieme a Christoph Marthaler, Christoph Schlingensief o René Pollesch, la sua intensa, decostruttivista e post-drammatica produzione ha saldamente lasciato il segno. È stato uno dei primi ad aver sapientemente combinato il teatro al video.

Brigitte Salino, Le Monde, 10 settembre 2016

Sul fronte artistico, il Volksbühne guidato da Frank Castorf ha rappresentato per un gruppo di artisti un luogo dove potersi esprimere completamente. Un luogo dove ognuno, a modo suo e indipendentemente dalla generazione di appartenenza, avrebbe potuto affrontare aspetti concreti dei cambiamenti estetici, economici e politici della contemporaneità. Christoph Marthaler, Andreas Kriegenburg, Christoph Schlingensief, Johann Kresnik e Meg Stuart venivano descritti come una squadra “di forti e reazionarie personalità dal grande impatto”. In un tempo in cui i teatri sempre più spesso non diventano altro che luoghi di “sepoltura” per le linee artistiche dei propri direttori, Frank Castorf continua a essere un’eccezione che vacilla tra il totale apprezzamento ed il risoluto disprezzo.

Stéphane Malfettes, Frank Castorf: le théâtre de l’avenir, Artpress, n°330, 2007

 

Frank Castorf, biografia

Frank Castorf

Nato nel 1951 nella Berlino Est, dal 1971 al 1976 ha studiato teatro all’Università di Humboldt. Dopo aver conseguito il dottorato con una tesi su Eugène Ionesco, Castrof diventa scrittore e successivamente regista. Fonda nel 1981 una sua compagnia teatrale ad Anklam mettendo in scena i testi di Heiner Müller, Antonin Artaud, William Shakespeare e Bertolt Brecht che gli consentono di catturare l’attenzione della critica. La sua produzione del 1984 Tamburi nella Notte di Bertolt Brecht è stata cancellata a causa delle pressioni del partito comunista dell’allora Repubblica Democratica Tedesca e la sua interpretazione di Casa di bambola di Ibsen ha portato alla rescissione del suo contratto. Ha continuato a lavorare per il Theater Chemnitz, il Neue Theater di Halle, il Volksbühne e il Deutsches Theater di Berlino.
Dalla caduta del muro, i suoi spettacoli sono stati messi in scena in tutta Germania. Con le sue produzioni è stato invitato in numerosi festival e teatri di fama internazionale; è stato insignito per il suo lavoro con numerosi premi tra cui Mannheim Schiller Prize, Nestroy Theater Prize e il Fritz Kortner Prize. Inoltre, ha curato l’adattamento cinematografico di due sue produzioni teatrali: I Demoni e L’idiota, entrambi di Fëdor Dostoevskij. Dal 1992 al 2007 ha ricoperto la carica di direttore artistico del Volksbühne Theater e nel 1994 viene eletto membro dell’Accademia di Belle Arti di Berlino. Ha presentato al Festival d’Avignone spettacoli come: Cocaine (2004), basato sul lavoro di Pitigrilli, North (2007) di Louis-Ferdinand Céline e Die Kabale der Scheinheiligen Das Leben des Herrn di Molière (2017).
Castorf lavora partendo dai più grandi autori (fra cui Euripide, Jean-Paul Sartre, Fëdor Dostoevskij, Molière, Honoré de Balzac, Goethe) per poi produrre spettacoli dalla natura sovversiva, capaci di suscitare forti reazioni sia nel pubblico che nella critica.
La sua inventiva lo ha portato negli anni a esplorare e padroneggiare l’uso del video sul palco. La sua libertà di suono e di parola, il radicalismo con cui rifiuta qualsiasi forma di mitizzazione e mistificazione, il modo con cui dirige i propri attori e infine la sua profonda conoscenza della storia del teatro e dei classici, con i quali le sue opere condividono l’analisi cruda della realtà sociale contemporanea, rendono Castorf una pietra miliare del teatro internazionale da oltre vent’anni e un formidabile punto di riferimento per generazioni di artisti e spettatori.
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